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Da Babbo Natale

Le storie di Babbo Natale - Il pastorello

Le avventure di Babbo Natale a passeggio per la città

-13

12 Dicembre, mancano 13 giorni ...

... 13 come le pecore e gli agnelli che aveva un pastorello quando l’ho conosciuto.
Era Natale. Stavo ritornando a casa mia, stanco ma soddisfatto. Avevo consegnato tutti i miei regali. Tutti tranne uno. Non c’era stato verso di trovarlo quel bimbetto. Eppure me lo ricordavo bene. Abitava a Napoli quando lo avevo incrociato per la prima volta sulla mia strada. Quello che mi aveva stupito all’inizio era che non andava a scuola. E poi avevo capito perché. Passava il suo tempo a sorvegliare l’ingresso di un parco. Avvertiva con un fischio leggero alcuni loschi figuri quando si avvicinavano poliziotti e carabinieri. Eh, si avete capito benissimo. Lavorava per la camorra. Piccolo com’era era già su una strada cattivissima. Travestito da bidello alla fine l’avevo convinto a tornare a scuola. Poi chissà mai cosa sarà successo. Mi è bastato distrarmi un attimo e prendermi cura di qualcun altro e .. a Napoli non c’era più. Da quel Natale non l ’ho più visto. Può essersi solo confuso tra gli adulti per sfuggire alle mie ricerche.
Ma torniamo al nostro pastorello.
Lo avevo notato dall’alto. Stava contando le sue pecorelle. Una, due, tre ... dodici. No i conti non tornavano. Si stava agitando il pastorello e si vedeva benissimo. Aveva cominciato a girare intorno alle sue pecore percorrendo dei cerchi sempre più larghi, sempre più larghi. Come tecnica non mi sembrava male. Cercava chi mancava e non perdeva di vista tutte le altre. Dovevano essere davvero preziose per lui.
Facendo cenno alle mie renne di non fare il minimo rumore mi avvicinai il più possibile. Dall ’alto potevo vedere bene quello che lui cercava. Un agnellino che era immobilizzato davanti ai denti aguzzi di un lupo. Oh accidenti a questi lupi. E quanti ce ne sono? Poi guardai meglio. Quello non era un lupo ma un cane. Uno dei tanti cani randagi che in quel momento reclamava il suo pasto. L’agnello era una facile preda ma era altrettanto facile per me trarlo d’impaccio. Feci avanzare una raffica di vento gelido che si inghiottì il cane e lo spedì lontano. All ’agnellino finalmente uscì un debole belato ma fu sufficiente per essere sentito dalle orecchie tese del pastorello. In un balzo gli fu accanto. Lo prese in braccio e lo riportò verso il gruppo.
Potevo quasi sentire il suo sospiro soddisfatto. Vedevo il suo visetto tondo rasserenato. Non ho perso niente – sembrava dire. Perché dovete sapere, cari bambini, che anche quel pastorello era un bambino, esattamente come voi. Chissà quali peripezie lo avevano portato a sorvegliare pecore al freddo piuttosto che stare al caldo nel suo lettino a contare le ore per aprire i regali di Natale.
Già i regali di Natale ... forse avrei potuto consegnare anche l ’ultimo pacco. In fondo quello che avevo scelto per il bambino di Napoli poteva andare benissimo anche per quel povero pastorello. Mai regalo mi sembrò più azzeccato.
Aspettai che si riaddormentasse e poi posai il pacchetto vicino alla sua testa. Che sorpresa avrebbe avuto di lì a poco ... eh ma come siete curiosi.

Vi racconterò cosa c’era nel pacchetto il 24 dicembre. Promesso!